“E’ questa una riflessione che il Comitato etico per la pratica clinica ha sentito il bisogno di fare e successivamente, di proporla al lettore attento e sensibile.
Lo spunto nasce da situazioni vissute come esperienze dirette ed indirette che investono il nostro quotidiano: slogan inneggianti il gridare le proprie ragioni, ritenendole verità, e, spesso contrapponendole in modo arrogante e presuntuoso alle ritenute debolezze degli altri, il rapportare il proprio privato al generale ritenendolo l’esperienza più giusta e buona, per questo l’unica, piuttosto che inserirlo come umile ma significativo frammento nel generale. La propria storia non è e non può essere la storia di tutti.
Il risultato è un apparente confronto tra “rabbiosi”, mentre è raro e quasi ci sorprende quando il confronto è fonte di discussione pacata, rispettosa, di dialogo tra il dire ed il saper ascoltare.
La stessa democrazia ha messo in campo la legge della maggioranza, ma con scarsi risultati di rispetto delle minoranze o delle posizioni diverse (dittatura della maggioranza) e con il pericolo che più di una volta la maggioranza, disattendendo il bene comune, sia peggiore della minoranza.
E’ questa constatazione che stimola il Comitato Etico per la pratica clinica ad essere esso stesso “palestra” dove esercitare le voci da cui è composto, voci che sono espressione di pensieri diversi basati su valori altrettanto diversi e dove la diversità potrebbe e dovrebbe essere punto di confronto e di forza per elaborare un’idea che veda convergere queste differenze senza per questo dover abbandonare le proprie convinzioni.
Utopia? Sì, forse, ma lo stimolo è forte e da coltivare! L’esperienza maturata nel Comitato è stata ed è di non preoccuparsi innanzitutto di raggiungere l’unanimità, rischiando una convergenza al ribasso; nemmeno di produrre ad ogni costo documenti, con indicate maggioranze o minoranze, ma di realizzare un incontro di persone in cammino l’una verso l’altra; secondo uno stile in cui l’uno ricerca la ricchezza dell’altro, perché quello che l’altro ha da darmi è qualcosa che io non ho ed è molto importante ai fini della mia riflessione, riflessione che può indurmi a mettere in discussione i miei convincimenti o a rafforzarli.
E’ più importante crescere e continuare nella diversità, che arrivare ad una unanimità che non aiuta a crescere.
Riteniamo che sia più importante arricchirsi accettando la differenza, che accontentarci di una condivisione povera che rischi di lasciar cadere contenuti importanti, propri e dell’altra persona.”