“Non c’è apprendimento senza trasformazione e non c’è trasformazione se non c’è riflessione” (appunti dal corso di Pedagogia sociale e di comunità II).
Avendo ripreso gli studi dopo un lungo periodo dedicato al lavoro, ho constatato che il mio modo di apprendere è cambiato profondamente rispetto a quando ero giovane. Alla fatica di focalizzare l’attenzione e di esercitare la memoria, si aggiunge quella di mettere in discussione le convinzioni ed i criteri utilizzati per tanto tempo e divenuti ormai degli “schemi di significato”. Apprendere significa aprire la mente a nuove conoscenze e integrarle con quelle pregresse, allo scopo di aggiornarle per far fronte in modo adeguato alle esigenze del contesto in cui operiamo, che sono in costante cambiamento.
Per poter avere la forza di dare spazio e senso ad un nuovo apprendimento, che possa trasformare le vecchie prospettive (…), noi dobbiamo attivare una riflessività intenzionale, sistematica e aperta al cambiamento, non timorosa del senso di smarrimento che potrebbe cogliere chi si avventura su di un terreno nuovo. Questo terreno nuovo può spaventare perchè ci fa incontrare la fatica di pensare, che porta con sè il richiamo alla riflessività, oppure può rappresentare la necessità di affrontare angoli bui, che toccano il concetto di sè, per evitare i quali ricorriamo anche all’autoinganno.
Tratto da: Figure dell’apprendimento, riflessioni e testi a cura del prof. Lorenzo Biagi